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Full text of "Le bande garibaldiane a San Marino : racconto storico"

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J2 



2791 



££fe£^ 



BANDE GARIBALDIANE 

A 

SAN MARINO 

RACCONTO STORICO 

DEL CAPITANO 

ORESTE BRIZI 



CAVALIERE DI VARII ORDINI CIVILI E MILITARI, DECORATO DI 
VARIE IiR. MEDAGLIE D'ONORE, CITTADINO UFFIZIALE 0. DEI 
GRANATIERI E CONSULTORE MILITARE DELLA REPURRLICA DI 
SAN MARINO, MEMRRO DI MOLTE ILLUSTRI ACCADEMIE ITALIANE 
E STRANIERE EC. EC. 




A E E Z Z 

TRE S SO FILIPPO BORGHI NI 



ifiK 






L' Editore intende valersi dei diritti accordati 
dalla Legge in materia di Stampa. 



-Of Moh'tepulciaho Tipografi* Fumi. i85o )o-" — ' 



À& ILiSttDSIS 



-o- 



Per la terza volta io visitava nel per- 
duto Giugno la mia seconda patria, la Re- 
pubblica di S. Marino. Mi vi chiamava la 
riorganizzazione di quelle Milizie, e il desi- 
derio pur anco di rivederla e rivedervi i 
tanti per me benevoli , e di corrispondere 
al gentile invito del mio distinto amico e 
commilitone Capitano Consigliere Marco 
A. Tassini j che voleami e mi ebbe suo 
ospite. 

Colà essendo, presemi vaghezza di cono- 
scere i dettagli della venuta e del consecutivo 
scioglimento delle Garibaldiane Bande sul 
Titano, e mossi qualche domanda in propo- 
sito. Ciò bastò, perchè da tutte parti mi 
venissero eccitamenti a scrivere questa pagina 
isterica, che non è al certo delle men bril- 
lanti degli Annali Sammarinesi. 



IV 

Mi si disse fino aW oggetto di maggior- 
mente impegnarmi^ che avendo consecrato 
la memoria della prima vìsita al Titano colla 
pubblicazione della Gita a S. Marino, e della 
seconda col Quadro storico-^latistico della 
Repubblica di S. Marino, io non doveva la- 
sciar la terza senza ricordo ; in peculiar 
modo quando un recente strepitoso fatto, me 
ne offeriva ampio e decoroso argomento. 

Comechè rispettabili si fossero i solleci- 
tatori ed insistenti le lor premure 3 non sa- 
peva decìdermi ad appagarli, né mi decisi 
che dopo la Seduta del Generale Consiglio 
Principe ( 29 Giugno ), in cui decretavasi 
dal medesimo con unanime suffragio la esten- 
sione a tutta la mia Famiglia della Cittadi- 
nanza-Nobile (^Patriziato ) già da anni a 
me conferita, e accompagnavasi il solenne 
Atto con espressioni onorevoli, obbliganti e 
lusinghiere. Allora il senso di gratitudine, 
che è in me vivissimo e supera ogni altro, 
vinse la renitenza, e mi accinsi a narrare 
al pubblico il periodo istorico di che sopra 
è parola, onde mostrare ai Padri Coscritti 
Sammarinesi con quanta sodis fazione mi fossi 
veduto fatto segno a novelli favori, ed aves- 



V 

si veduto ricompensati siffattamente i poveri 

miei servigli. 

Ma per devenire conscenziosamente alV 
attuazione del mio pensiero^, consultai gli ori- 
ginali documenti^ interrogai chi rappresentò 
una qualche parte in quelT affare e chi era 
in grado di saperne in qualche maniera V an- 
damento^ raccolsi notizie dai galantuomini di 
ogni colore, le confrontai insieme 3 e trova- 
tele contraditto rie, cercai appurarle; e quan- 
do mi parve di aver tra mano tutti i neces- 
sarii elementi, scrissi la Cronaca. 

Dico la Cronaca, imperocché (trattando- 
si di cose del giorno, e di un tempo in cui 
le passioni più esagerate ed opposte offuscano 
a molti il lume della ragione, e in cui mol- 
ti e molti veggo a le cose, non ad occhio nudo, 
non nella laro realtà, ma attraverso un ca- 
nocchiale e secondo la propria imaginazio- 
ne riscaldata) ho reputato bene omettere qual- 
sivoglia considerazione nel mio JRacconto , e 
lasciare che il Lettore vi supplisca a suo grado. 
lo narro i fatti, e dai fatti emergono na- 
turalmente per chi ha fior di senno le os- 
servazioni . lo ho oT altronde P intima con- 
vinzione di narrarli veritieri; ma ove pure 



VI 

eccezionalmente in alcuna parte noi fossero ., 
ciò indicherebbe che sarei stato tratto in in- 
ganno da infedeli relazioni^ e non già che 
avessi voluto a disegno ingannare il Pubbli- 
co^, mentre 

» Io parlo per ver dire, 

sj Non per odio d 9 altrui, né per disprezzo. 



Ottobre i85o. 



o. BRIZI 






« Allor che il sole i primi raggi vibra 
« Dall'Oriente, e impallidir fa gli astri, 
« Tu vedi biancheggiar di vivo lume 
« L'alto Titano, ove lo stanco piede 
« Raccolse libertade, e s'ebbe nome 
« Dal suo Divo Marin. 

G. Paggetti 



^orae un Oasi ubertosa e tranquilla in mezzo al deserto 
sabbioso agitato dalla furia dei venti, 1' umil Repubblica di S. 
Marino era restata inerme, immobile, e pacificamente sieduta 
sulle Titaniche roccie in mezzo alle politiche commozioni, che 
agitarono i circostanti Paesi dall' esaltazione di PIO IX alla ca- 
duta di Roma Mazziniana. La sua vecchia esperienza e la sua 
antica politica aveanla salvata ancor questa volta, ed essa do- 
veva oramai credere allontanato da sé ogni pericolo, e rilene- 
re che la quiete invidiabile, beata, di cui godeva, non avreb- 
be subito alterazione veruna. 

Così non avvenne. — Il mare passa talora inaspettatamente 
dalla bonaccia alla tempesta, e il fulmine scoppia anco a ciel 
sereno. — Garibaldi , anziché cedere alle vittoriose armi di 
Francia <>d abbandonare la cambiata scena Italiana , ove non 
poteva rappresentare che una parte meschina, era uscito da Ro- 
ma con qualche migliajo de' suoi, erasi giltato in Toscana so- 
gnando l' impossibile , e quindi fuggendo sempre davanti agli 



- 8 - 

Austriaci, erasi ridotto nella montuosa Garpegna , con animo 
forse di raggiungere le vicine adriatiche sponde. 

Dopo lo scontro infelice cogli Imperiali a S. Angelo in Va- 
do (che non potè evitare), vani disertori Garibaldiani con ar- 
mi e cavalli, passando per Sammarino, misero in una certa ap- 
prensione gli abitatori della Repubblica. Ma viepiù crebbe F 
apprensione stessa , quando a un' ora di notte de' 29 Luglio 
1849 videsi arrivar sul Titano il Quartier-Mastro di Garibaldi 
R. proveniente da Macera ta-Fellria , e quando seppesi aver ei 
manifestato alla Reggenza la intenzione del suo Generale di 
transitare pel libero territorio colla propria Banda. 

Fortunatamente, trovavasi alla testa del Governo qual Pri- 
mo Capitano-Reggente un Uomo di molta intelligenza , pratico 
degli affari, destro, fermo, prudente, un Uomo all'altezza di 
quei supremi istanti , il Dott. Domenico Maria Belzoppi. Es- 
so replicava incontanente al messaggio, esponendo al Generale 
che colla venuta a Sammarino, non solo porrebbesi in una cri- 
tica situazione, ma, senza giovare a sé, comprometterebbe la 
debil Repubblica; e dissuadevalo da ciò con ogni maniera di 
argomenti, ed in nome dei principi]' da lui professati (1). Questa 
replica peraltro non giunse alla sua destinazione, stantechè al 
Quartier-Mastro che recavala non riuscì farsi strada sino al 
Generale; cagion per cui, tra 1' Ave-Maria e l' un' ora di not- 
te de' 30 Luglio, perveniva una nuova ambasciata, ancor più 
pressante e più formale della prima. 

Era il Padre Ugo Bassi, trasformato in Ajutante di Cam- 
po, che rimetteva nelle mani del Reggente Belzoppi una Cre- 
denziale di Garibaldi , e domandava il passaggio della di lui 
Truppa pel territorio Sammarinese e i viveri per la medesi- 
ma ; ed era una tal domanda quella che dava luogo al seguen- 
te animato dialogo fra il Reggente e Y Ajutante. — « (Regg.) 
11 Governo della Repubblica non può accordare il passaggio 
armato alla Banda di Garibaldi pel suo territorio, perchè ra- 
gioni di politica interna ed esterna non Io consentono. — (A- 
jut. ) Non mi aspettava dal Rappresentante di una Repubblica 
siffatta risposta, e sperava dal Governo di Sammarino maggior 



Miopatia alla causa che noi serviamo. — ( Règgv) Mtì come 
volete accordare lo simpatie o Io antipatie colia neutralità che 
it 1 impone la nostra posizione, e in grazia della quale siamo 
< >;: nor.i Jio qui stati e saremo per l'avvenire? Guai se V ab- 
hai/donassimo ! — ( Ajut. ) E se Garibaldi entrasse, cosa farci- 
ste ? — (ftegg.) Protosteremmo. Ad uno Stato che non ha ar- 
mi por far rispettare i proprii diritti non rimane che la paro- 
la (ia opporre alia forza. — ( Ajut. ) Ma la Truppa è affamata, 
ha bisogno di viveri, riè le è dato procurarseli da altri che da 
voi. — ( Hccrer ) Qui V umanità può avere la sua parte, e se 
hi Truppa di Garibaldi ha fame, noi la forniremo di viveri 
domani ai nostri confini, che non dovrà oltrepassare. In que- 
sto modo soltanto le cose potranno comporsi. Accettate ? -— 
( Ajut.) Accetto, so così piacerà al mio Generale, che vado su- 
bito a consultare ». — E partiva. 

Nudrivasi speranza dietro un simil colloquio, che la frontie- 
ra Repubblicana sarebbe stata rispettata, — Inutile lusinga, -r- 
ì Garibaldiani battuti sul pendio del monto Tassona (2) , stret- 
ti da ogni lato, e inseguiti alacremente dagli Austriaci, oltre- 
passarono il repubblicano confine, e a ore 7 antimeridiane de* 
31 Luglio incominciarono ad apparire in buon numero sotto 
Io mura (ti Sammarino, nel mentre stavan ivi preparandosi le 
razioni da inviarsi loro alla frontiera (3). Compresero in allo- 
ra gli sbigottiti Sammarinesi tutta V entità del sovrastante pe- 
ricolo, e si persuasero esser tempo di fatti , non di ulteriori 
illusioni , se volean salva 1' esistenza politica del loro Paese, 
Laonde, chiesesi tosto al Comandante che non lasciasse entra- 
re in Città i Soldati, armaronsi alla rinfusa alcuni Militi, e si 
fornì di guardie la Porta c . Francesco. A vero dire, il Co- 
mandante riconobbe tanto la giustizia della richiesta, che due 
suoi Uftìziali formaronsi alla dotta porta, affinchè i sottoposti 
non ne varcassero prepotentemente la soglia : e della Truppa, 
porzione discese nel Borgo , e 1' altra rimase nel Piazzale e- 
sterno, chiamato Stradone. 

Millecinquecento Fanti circa componevano la Banda Cosmo- 
polito-Garibaldiana, più trecento uomini a cavallo,con una quan-? 

2 



- IO - 

lità non indifferente di bestie da soma. Vedcvanvisi ragazzi dai 
dodici ai quindici anni ancora esterrefatti dall'ultimo scontro, 
dopo il quale avean gettato via le armi onde esser meglio spe- 
diti alla corsa; vedeanvisi Cavalieri a piede e pedoni a caval- 
lo ; uniformi di varii colori e di varie e strane foggio, luridi, 
laceri e insicm confusi ; armamenti difformi, incompleti e an- 
neriti dalla ruggine ; cavalli sfiniti e mal bardati ; soldati col 
pugnale a lato e la cartucciera davanti a guisa di masnadieri; 
berretti rossi , squassanti piume , mantelli bianchi e lunghe 
barbe; ma non cannoni, né disciplina, né militare ordinanza, 
senza cui 1' entusiasmo e il coraggio individuale nulla valgo- 
no, e nial si combatte contro eserciti regolari, muniti dell'oc- 
corrente, istruiti, subordinati, agguerriti. — Questo era il mise^ 
rabile avanzo degli usciti da Roma pochi dì innanzi con ar^ 
liglieria, buone armi ed eccellenti cavalli , che or riparava a 
Sammarino , e che il Capo ostinavasi a qualificare col pom- 
poso nome di Divisione ! 

Alle ore Q entrò Garibaldi nello Stradone , vestito del 
suo bizzarro costume , e accompagnato da numeroso Stato- 
Maggiore; e poiché ebbe invito di presentarsi immantinenti al- 
a Reggenza, andowj senza smontar nemmeno da cavallo , e 
così parlò a Relzoppi , appena introdotto al di lui cospetto, 
r- « Cittadino Reggente! Inseguite da soverchiane Forze Te- 
desche , le mie Truppe affrante dagli stenti di ogni sorta pa- 
titi per monti e per dirupi , non son più atte a combattere , 
e fu necessità francare il vostro Confine pel riposo di po- 
che ore e per aver pane, Esse deporranno le armi nella vo- 
stra Repubblica , dove attualmente cessa la guerra Romana 
per T indipendenza d' Italia. Io vengo fra voi come refugiato: 
accoglietemi come tale, e non v' incresca farvi mallevadore col 
Tedesco per la salvezza di coloro che mi hanno seguito e di 
me stesso. ~* Ben colga al refugiato: ( rispose il Reggente ) 
questa Terra ospitale vi riceve , o. Generale. Sono apprestate 
le razioni pei vostri soldati , sono ricevuti i vostri feriti e si 
Curano : Voi ci dovete il contraccambio risparmiando a que- 
sta Terra teniutj mali e disastri. Io poi accetto il mandato 



— 11 — 

della mediazione che mi offrite, perchè il prestatisi è un al- 
tro ufficio umanitario che voglio rendervi. — Vi ringrazio <\\ 
tutto ( replicò Garibaldi) e vi prometto che nella breve sosta 
che mi occorre, se i Tedeschi non mi attaccano, io non li 
attaccherò ». — Accomiatatosi quindi , portossi al Convento 
dei PP. Cappuccini , ove stabilì il Quarticr-Generale. 

Siede il Convento predetto in un sito pittoresco, roman- 
tico e strategico , all'estremità superiore del più fiate memo- 
rato Stradone cioè, quasi sottesso le mura urbane , a cava- 
liere della via che da Fiorentino mena alla Città , e appog- 
giato allo scosceso e selvoso monte, dalla cui cresta domina- 
si pur T altra strada , che da Fiorentino mette al sottostante 
Borgo di S. Marino. Ivi ( come anche nel Monastero dei PP. 
MM. Conventuali ) erano slati deposti i nove o dieci Ceriti dal- 
le armi Austriache (4), ai quali apprestarono ogni sorta di 
amorevoli conforti quei buoni Frati. Ivi si introdusse Garibal- 
di , e fatto evacuare il Convento dai soldati , che avcanlo ar- 
bitrariamente invaso e che davan da pensare ai Religiosi , ivi 
fermossi colla sua Donna ed il suo Stato-Maggiore, ivi accet- 
tò una parca refezione, e da quivi mosse alla volta del Bor- 
go onde visitarvi i soldati colaggiù bivaccanti. (5) 

Non deesi ora tacere, che prima d' introdursi nel S. Ce- 
nobio , il Generale dal portico della Chiesa aveva diretto se- 
vere parole (6) ai militi, aveva ingiunto e raccomandato vi- 
vamente il più scrupoloso rispetto delle persone e delle cose, 
e comminalo la fucilazione a chiunque vendesse qualche og- 
getto di equipaggio o di armamento militare. — Vana com- 
minazione per una Truppa di quel genere , demoralizzata , 
in disordine e alla vigilia dello scioglimento. Di fatto, chi vol- 
le vendere e trovò compratori , vendè non ostante la commi- 
nazione , ne polè esser punito , giacché in quei momenti di 
confusione, di trambusto, rcndevasi ben arduo lo scopri- 
mento dei trasgressori. 

Neil' uscir poi dal Convento, Garibaldi emanò un procla- 
ma , in cui abilitava i seguaci a tornare alla vita privata , e 
da cui rilevasi quanto gli stesse a cuore di non veder mal 



— i <> 



ricambiata (fai Suoi la ospitalità Sammarinese. — Eccolo ^4 
« Noi siamo giunti suila Terra di refugio, e noi dobbiamo il 
« miglior contegno ai generosi ospiti , onde maritare quella 
(s considerazione che merita la disgrazia perseguitata. Da que- 
« sto punto svincolo da qualunque cbbligo i miei compagni ce. ». 
Ma se la rinnov oliata raccomandazione sortì un felice esito , 
è da attribuirsi singolarmente al buon volere, allo zelo , alla 
vigilanza e al rigore adoperati da diversi Ulfiziali il) non sen- 
za lor grave rischio ; ed è da sapersene lor grado , massima- 
mente perciò, dagli abitanti del Titano. 

Frattanto , la Reggenza aveva spedito al General-Mag- 
giore De Hahne a Rimini il Segretario (ieneraie di Stato Con- 
sigliere Gio. Batt. Bonelli , e il Tenente Gio. Batt. Brascbi al 
General-Maggiore Arciduca Ernesto che inoltra vasi nella dire- 
zione di Fiorentino , con incarico di partecipar V accaduto 
agii Austriaci Duci , di scandagliarne le intenzioni e d' inter- 
cedere una capitolazione a Favore di Garibaldi. Il Tenente Bra- 
scbi , che per Sa fretta aveva tralasciato d' indossare V uni- 
forme , videsi arrestato dai Bersaglieri imperiali della prima 
linea (8) , e a slento, mostrando il dispaccio e declinando la 
qualità di Parlamentario , potè giungere sino al Vascone di 
Fiorentino (9) , ove incontrò V Arciduca con 2500 uomini tra- 
felati dal caldo, esasperati dalle inutili faticose marce, e im- 
pazienti di combattere e terminare con una decisiva fazione 
la disagiosa campagna. 

Rassegnato il dispaccio ai Principe, il nostro Inviato' pre- 
gavalo ad aver commiserazione di quelle Bande , accordan- 
do loro meri dure condizioni , ed a risparmiare il terribil fla- 
gello della guerra alla innocente Repubblica. Rispóndeva V Ar- 
ciduca che operando in nome del Sommo Pontefice contra i 
nemici del Governo legittimo, non poteva concedere ad essi 
loro altre condizioni che la resa assoluta alla grazia del loro 
Sovrano; e in questo senso scriveva su iìuv piedi col lapis al- 
la Reggenza. Prometteva bensì che avrebbe risparmiato lo più 
possibile la Repubblica , e che, a di lei riguardo non avreb- 
be ingaggiato mai per primo il coiiibaUituonlo. 



-- 15 ~ 

littori òga\ a poscia V Ambasciatore dovè fosse il confine 
Sammarinese, e all'udire che So aveva gita passato mezzo mi- 
elio indie irò , mostravasene dolente , e scusa vascnc col dire : 
che, non avendovi trovato né guardie, né segni (nella cre- 
denza che la Repubblica non si estendesse al di là del Monte 
Titano , ed inseguendo un nemico che andava sempre innan- 
zi quasi fosse in casa propria ) non aveva nemmen sospetta- 
to di calcar già il suolo Repubblicano. Però , onde evitare che 
la Colonna inoltrantesi per Monte-Maggio incorresse in pari er- 
rore , faceva dar subito nelle trombe, e quella fermatasi e non 
incedeva più oltre. 

La promessa ottenuta da Braschi era tranquillizzante , 
ma il rifiuto di accordar condizioni alle Truppe Garibaldia- 
ne poteva spingerle a qualche atto disperato , e questo ren- 
derla vana; Ciò temè la Reggenza allorché conobbe la rispo- 
sta del Principe , e più allorché conobbe in qua! modo era 
stata accolta da Garibaldi. Egli infatti aveva respinto disde- 
gnosamente la resa a discrezione , ed erasi accinto alla difesa 
piultostochè sottometlervisi , disponendo le sue genti nell'or- 
to dei PP. Cappuccini , nella Murata dei PP. MM. Conventua- 
li e negli altri siti propizi all'ardito divisamento. (tO) 

In tanto frangente, a ore 4 pomeridiane spedissi di nuo- 
vo il Braschi all' Arciduca , latore di una lettera , con cui la 
Reggenza informava 1' Arciduca stesso del rigetto della pro- 
posta dedizione incondizionata da parte di Garibaldi, e dell'as- 
sunta minacciosa attitudine. — Questa volta alla Cella del 
Sirone gli avamposti Austriaci bendarono il Braschi , e cosi 
bendato il guidarono al Vascone davanti al Principe. Il qua- 
le , cortesemente trattollo , e fecegli intendere che, se la Città 
avesse per brevi istanti tenuto fermo impedendo ai Garibal- 
diani di rifugiatisi, egli in brevi istanti avrebbeli avviluppati 
e distrutti. Ma Braschi gli fece saviamente osservare , che la 
Città mancava di difensori, che le mura erano in varii punti 
di facile accesso, e che i Garibaldiani , astretti da lui ad ab- 
bandonare le posizioni esterne , vi si sarebbero introdotti e 
avrebberle cagionato infiniti guaj. — L'Arciduca parve sodi» 



— Ì4 — 

sfatto dalle addottegli ragioni , e nel congedare il Parlamen- 
tario , reiterò Y assicurazione di non attaccare quando non ve- 
nisse attaccato. 

Poco mancò d'altronde che l'Inviato non restassse vittima 
del falso allarme (li), che mise repentinamente in moto il cam- 
po Garibaldiano mentre ei tornavasene in Città, e poco mancò 
che Y assicurazione non cadesse di subito a terra a cagione 
dell'allarme medesimo. È da sapere che i Garibaldiani suppo- 
nendosi assaltati, occuparono in un attimo tutte le alture, 
rafforzarono i posti avanzati e si prepararono a respingere la 
sognala aggressione, e che Braschi ebbe a rimanere offeso dal- 
le palle di alcuni di loro, che tiravano non si sa a chi. 

L'affare doventava ognor più imbarazzante pel Governo, 
e da un momento ali' altro poteva avvenire uno scontro d' ar- 
mi esiziale per la Repubblica. L'unica speranza di salute era 
ornai riposta nel Segretario BoneJli mandato a Rimino; ne' ta- 
le speranza, la Dio mercè, andò fallita (12). Imperciocché De 
Hahnc mostrossi fin da bel primo meno avverso dell' Arcidu- 
ca, a secondare le premure del Governo Sammarinese, e finì 
coll'aderirvi, incaricando il Primo Tenente Adolfo De-Fidler di 
portarsi sul Titano insieme al nostro Diplomatico, e munendo- 
lo dei poteri nccessarii onde stipulare coli' Eccelsa Reggenza 
una Convenzione in proposito, salva l'approvazione del Gene- 
nerale di Cavalleria Gorzkowsky Comandante in Capo. 

Era sul far della sera, quando Bonelli, il menzionato Uffi- 
ziale e un' Ordinanza giunsero presso al Borgo di S. Marino, 
e poiché quei di Garibaldi allarmaronsi scorgendo delle unifor- 
mi bianche (13), il Segretario si fé avanti, espose ad un TJffì- 
zìale 1' oggetto della venuta di quegli Austriaci, e potè libe- 
ramente passar oltre ed entrare coi medesimi in Città. Ivi il 
Reggente Belzoppi e il Tenente De Fidler segnarono un Atto 
intitolato «Condizioni preliminari per accettare la mediazione del 
Governo legittimo della Repubblica di S. Marino riguardo 
alla Truppa comandala da Garibaldi », il quale venne tosto re- 
Vito dall' Austriaco al proprio Generale a Rimino, e dalla Reg" 
geuza partecipato all' Arciduca e a Garibaldi. 



— 15 ** 

Giusta l'Alto slesso, le armi e la cassa della Banda Gari- 
baldiana dovean consegnarsi ai Rappresentanti della Repubblica^ 
e da essi ali Autorità militare Austriaca; — la Banda doveva 
sciogliersi^ e i di lei Membri, divisi in piccoli drappelli, do- 
vevano scortarsi sino alle rcspettive provincie e quindi riman- 
darsi liberi e sicuri alle loro case, non rimanendo soggetti che 
alle conseguenze dei delitti comuni ; **- U Repubblica doveva 
indennizzarsi delle straordinarie spese con cavalli ed altri og- 
getti alla Banda appartenenti;— Garibaldi, la sua moglie e qua- 
lunque della famiglia doveva ricevere un passaporto, coli' ob- 
bligo sulla parola d' onore di trasferirsi in America ( 14 ) ; — 
fino alla sanzione della Convenzione per parte del Generale 
Gorzkowsky residente a Bologna, i Garibaldiani non dovevan 
passare in nissun luogo i confini Repubblicani, né dovevan far- 
si scambievolmente ostacoli od attacchi ; — e per garanzia dei 
mantenimento di tali palli, dovevan mandarsi al Quartier-Ge- 
nerale a Rimini , l' indomani a mezzo giorno colla risposta , 
due Rappresentanti Sammarinesi e due Ufììziali Superiori Ga- 
ribaldiani in qualità di ostaggi. 

Queste furori le condizioni che poteronsi ottenere, né eran 
da disprezzati affatto, considerala la spinosa situazione in cui 
trovavasi il Garibaldi. Egli all' invece ne ascoltò la lettura in 
aria piuttosto sdegnosa, ne chiese copia per sottoporla allo Sta- 
to-Maggiore, e disse al Reggente : « quando avrò udito il pa- 
rere del Consiglio, vi renderò noto se le accetto o le rifiuto^ 
ma in ogni caso non mi scorderò mai di ciò che avete fatto 
a prò di me e de' miei sventurati amici ». Sembra d' altro la- 
to ( da quanto si è ricavato dappoi ) che non gli piacesse il 
patto di tornare iu America , né la esclusione dei delitti co- 
muni dall' amnistia , perchè quelli tra i suoi uomini che ne 
eran macchiati non avrebber potuto goder completamente del 
di lei beneficio; e sembra che peculiarmente temesse la niega- 
tiva di Gorzkowsky di ratificare la Convenzione , e di essere 
infrattanto accerchiato per modo da doversi arrendere a di- 
screzione* Forse anche Garibaldi non ebbe unqua in animo di 
accettar condizioni, e forse ne mostrò desiderio sol per acqui- 
star tempo ed aver agio di sottratisi colla fuga. 



__ 16 — 

Sia comunque, ei chetamente, coi favor delia notte ( muti* 
tre %\i stanchi soldati dormivano, e alcuni ribaldi tentavano 
derubare ed assassinare i respetlivi Uffiziali ( 15 ) ) , usciva dal 
territorio della Repubblica» scendendo ver la Marecchia e pren- 
dendo la direzione di Montebello. Seguivanlo circa 150 depiu 
arditi e più fidi, la moglie, per la quale riuscì tanto infausta 
quella corsa, e il Pi Bassi, per il quale meglio era non aver- 
lo seguito, e viemeglio non aver giammai cambiato il Mona- 
stico sajo colla militare assisa e la Croce dei Cristo colla spada. 

Alle 2 antimerd. del 1 Agosto perveniva alla Reggenza l'ap- 
presso laconica risposta di Garibaldi. « Le condizioni imposte- 
ci mi dalli Austriaci sono inaccettabili, e perciò sgombriamo 
« il territorio »; e a queir ora era già fuori dai contini, non 
coli' intera Banda, siccome il farebbe per avventura supporre 
la parola sgombriamo, ma con pochi di lei membri. — Intanto 
i dormenti si destano, cercano invano il Generale, e saputolo 
partito, si levano come un sul uomo, si armano e precipitatisi 
in massa sulle di lui tracce. Se non che, giunti alla distanza 
di un miglio senza intenderne novella, e disperati di poterlo 
raggiugnere, tornano indietro furiosi e si riuniscono tutti 
sotto la Città, tumultando e protestando che non vogliono as- 
solutamente rimaner prigionieri dei Tedeschi, e che voglion re- 
sistere fino agli estremi e vendere cara al nemico la vita (16). 

Il momento era tremendo per la Repubblica; né sei dis- 
simulò la Reggenza, ma vi provvide colla maggior energia, e 
salvò così da gravi mali il proprio Paese. Dessa rispose all'attitu- 
dine ostile dei Garibaìdiani coi far chiudere loro in faccia le 
porte, ed alla lor minaccia di scafar le mura (17) colla minac- 
cia di opporsi con ogni mezzo, e d'invocare al bisogno il soc- 
corso Austriaco, D' altra parte, offrì ai medesimi i suoi buo- 
ni ulTicj, se consentivano a depor le armi e a sgombrare dad- 
dovero il territorio. 

Per fortuna, taluni dei rimasti Uffiziali, e segnatamente 
un Americano ed un Colonnello, si adoprurono assai onde ri- 
condurre alla ragione quelle turbe sfrenate e persuaderle al 
necessario disarmo. E il disarmo opcravasi finalmente alla 



__ 17 — 

Porta S, Francesco (18), dove i soldati ricevevano dai Delegati 
Sammarinesi dei fogli di via per Rimino e un Papetto a te- 
sta pel breve viaggio sin là. E i Garibaldiani partivan indi quasi 
tutti alla spicciolata e travestiti (19), ma a metà di strada ve- 
nivano arrestati dagli Imperiali di un posto d' osservazione 
ivi situato allora allora, scortati a Rimino, e trattati a forma 
della Convenzione, sebben non ratificata, né da Gorzkowsky, né 
da Garibaldi. 

Chi non ha visto lo stradone di S. Marino nell'istante della 
cessione delle armi Garibaldiane, non può formarsi un idea dello 
spettacolo multiforme ed imponente che offeriva; né avrei po- 
tuto formarmela io benché incompleta, senza le relazioni avu- 
tene da testimoni oculari. Figuriamoci un movimento generale 
in ogni senso fra molti individui indossanti svanitissime di- 
vise, un affollamento compatto alla porta, ove certuni esita- 
vano,sospiravano nel consegnare le armi, o consegnavanle ma- 
ledicendo all'avversa sorte, e cert' altri volean farsi strada a 
forza per essere primi a depositarle e quindi salvarsi ; figu- 
riamoci il piangere di qualche soldato imberbe, gli atti di 
disperazione,o di rabbia dei più, e l'indifferenza o l'allegrezza di 
alcuni, i baci, gli abbracciamenti, i giuri, gli addii, le promes- 
se, i progetti, le esclamazioni, le apostrofi, i sarcasmi, le io- 
giurie, i voti di sangue (tutto ciò espresso con diverse favel- 
le, e a « voci alte e fioche e suon di man con elle » ), e il 
mutar di abiti, e 1' allontanarsi dei disarmati a stuoli; figu- 
riamoci insomma tutto ciò, e chi legge concepirà meco una 
idea di quella scena sublime, degna della poetica lira e del- 
l' artistico pennello, anziché della fredda penna del Cronista. 

Oltre alle summenzionate provvidenze internerà Reggenza 
non aveva trasandato le esigenze delle relazioni esterne, edappe- 
na acquistata la certezza che Garibaldi era veramente usci- 
to dai confini Repubblicani, aveane trasmesso avviso all'Ar- 
ciduca Ernesto e al Generale De Hahne.-- Accadde sgraziata- 
mente, che quando arrivò a Rimino il latore del dispaccio, De 
Hahne non vi era più, essendosi trasferito colla truppa a Ver- 
rucchio, dietro l'annunzio, cred'io, della mossa di Garibaldi co- 
municatagli dagli avamposti. ¥ 



— 18 — 

In questo frattempo Egli scriveva da Verrucchio alla Reg- 
genza , lagnandosi delia fuga di Garibaldi e del mancatone av- 
viso in tempo utile, dichiarando che 1' una congiunta all'al- 
tro compromettevano la neutralità della Repubblica, e facevan 
sospettare che l'interposta mediazione mirasse solo a masche- 
rare la vera intenzione dell'evaso, e invitandola a spedire a 
Verrucchio il Segretario per gli opportuni schiarimenti. — 
Conforme emerge adunque dai tenore di simil foglio, De Ratine 
teneva quasi complice la Reggenza dell'evasione di Garibaldi, 
ma quando ebbe udito dal Segretario Bonelli l'esposizione ge- 
nuina della cosa e il disarmo delle Bande con tanta difficoltà 
conseguilo, da severo tornò affabile, e mostrossi completamen- 
te pago delle fornitegli spiegazioni. 

Qui la Reggenza era 1' accusata e vittoriosamente giusti- 
ficavasi , ma nel caso che vado a narrare essa accusava di 
abuso di potere , dì violazióne dei diritti internazionali i sol- 
dati dell' Arciduca Ernesto , e otteneva da lui la recognizione 
di fatto dei diritti stessi. — Alcuni Cacciatori Austriaci ( di 
quelli accampati presso la Chiesa di S.Giovanni sotto le Pen- 
ne), dopo il disarmo, eran venuti nel Borgo colla carabina 
a cane alzato e baionetta spianata , e avevan catturato due o 
tre cavalli dei Garibaldiani in procinto di partire ; non senza 
tradur seco anche un Cavaliere , che veniva poscia rilasciato. 
Ma la solerte Reggenza non aveva omesso d' inoltrarne subi- 
to all'Arciduca un dignitoso reclamo (20), in virtù del quale 
siffatte violenze soldatesche non rinnovaronsi più mai. 

Anzi il Principe , dando a vedere quanto rispettasse i Sam- 
marinesi diritti , a ore 4 pomeridiane inviava sul Titano il 
Capitano di Stato-Maggiore Litzelhofen, coli' incumbenza di 
chiedere al Reggente il permesso di avanzare i soldati a più 
commodi alloggiamenti, di esibirgli una Forza Imperiale qua- 
lora ne abbisognasse \ e domandargli la consegna delle armi 
deposte dai Garibaldiani , asserto di proprietà del Governo 
Pontificio. Rispondeva Belzoppi che la truppa poteva venire 
avanti a suo bell'agio , giacché avrebbe trovato quartiere nel 
Borgo e sarebbe le ivi somministrato l'occorrente, e che in 



— . j9 — 

quanto alla Forza da mettersi a sua disposizione, egli avrei)* 
bela chiesta di per se , quando i pericolosi ospiti non fosser 
devenuli al deposito delle armi , ma che ciò essendosi effet- 
tuato , la Repubblica non aveva più nulla a paventare, e rin- 
grazia vaio della premurosa esibizione. 

Diceva poi all' I. -Invialo rispetto alla consegna delle armi 
deposte : « Gli argomenti di guerra, Sig. Capitano, in casa di 
chi non può fare la guerra non hanno valore alcuno, ed una 
raccolta d'armi nelle nostre mani non sarebbe che un nemi- 
co una volta insidioso ed insidialo, e l'orse fatale alla nostra 
libertà. Questo nemico non e lo consegneremo ben volontieri ». 
— 11 Capitano sorrideva a tale spiritosa replica, e sodisfattissi- 
mo riedeva al campo ; ove reca vasi dappoi poco il Ten. Braschi 
di commissione della Reggenza , per invitare S. A. I. e R. a 
venire nella Città di Sauunarino, ed accettarvi un modesto al- 
loggio. ( 21 ) • 

Era sulT annottare di quel burrascoso giorno, allorché 1' 
Arciduca presentossi alla porla S. Francesco, seguito da oltre 
1000 uomini con Musica. Ricevcronlo 1' Ajulanle — Maggiore 
Consiglier Filippo Bclluzzi ( ff. di Maestro di Camera della Reg- 
genza ) e il prefalo Tenente Braschi, e accompagnaronìo alla 
casa del celebre Archeologo Cav. Consiglier Barlolommeo Bor- 
ghesi, destinatagli a stanza. La Truppa però uscì tostamente 
per l'altra porta ( della Ripa, o Rupe ) e sostò nel Borgo; e 
colaggio un Uffiziale Superiore ricordollc che trovavasi in una 
Terra neutrale, e che le incombeva l'obbligo di usar perciò 
del massimo rispello verso i di lei abitatori : ned' essa die luo- 
go invero alia più lieve lagnanza. 

Tale e tanta fiducia ispiravano al Principe i buoni e lea- 
li Sammarinesi , che volle fornirne loro un esplicita testimo- 
nianza, rimanendo io Città con soli quattro o cinque Uffiziali 
del suo Stato-Maggiore e con un semplice picchetto di guar- 
dia. Egli accettò pure una guardia d'onore del Corpo addetto 
al servizio della Reggenza, e ricevè con manifesti segni di pia- 
cere la visita che, un'ora dopo l'arrivo , gli fece la Reggen- 
za stessa in forma pubblica. Durante la quale, s' interlenne su 



— 20 — 

Garibaldi e sulla direzione da lui presa, chiese notizie intor- 
no, alla costituzione della Repubblica, e largheggiò in lodi pel 
contegno di qutsta rimpetto alle Forze Austriache. 

La mattina seguente ( 2 Agosto ) il Principe, accompagna- 
to dai suoi Uffiziali, restituì la visita alla Reggenza, cui nuo- 
vamente attestò la propria sodisfazione e tributò grazie per 
le ricevute accoglienze , promettendo d' informare il proprio 
Governo della bella condotta tenuta dalla Repubblica in sì sca- 
brose contingenze. Parlò quindi in tuono benevolo e familiare 
della di lei legittimità, ed accolse con gradimento la umilia- 
rgli raccomandazione, affinchè ì'Imp. e R. Maestà Apostolica 
continuasse a proteggerla, siccome aveala protetta un dì con- 
tro le prepotenze Alberoniane ed in altre circostanze conge- 
neri. Da ultimo tenne parola delle diverse forme di Governo, 
né manifestossi avverso ad alcuna, ognorac he (conforme disse) 
regnino in uno Stato, comunque retto, l'ordine e la giustizia. 

A mezzo giorno il Tenente Rraschi consegnava al Tenen- 
te Griessmaies della Brigata Arciduca Ernesto le armi deposi- 
tate dai Garibaldiani , e a un'ora il Principe ( raggiunto nel 
Borgo dagli uomini lasciati al Vascone) abbandonava la Re- 
pubblica portandosi a Verrucchio, e indirizzando i soldati a 
Rimini. L' A. S. era tornata appena dalla visita della magni- 
fica Chiesa di S. Marino e dell' antica Rócca, quando un Mes- 
so del Generale De Hahne le aveva data notizia dell' arrivo e 
dell'imbarco di Garibaldi a Cesenatico, e l'aveva fatta decide- 
re alla subitanea partita; non senza dichiarare ai Sammarine- 
si presenti, che simil novella rendeva inutile la sua ulterior 
permanenza sul Titano, e che la medesima liberatali da ulte- 
riori timori e molestie. 

Sembravano finite le inquietudini per la Repubblica, ma 
all' opposto ve ne restavano ancora. — Le armi consegnate 
non corrispondevano al numero dei componenti la Banda, e 
constava che parecchi avevan venduto cavallo e fucile a bas- 
sissimo prezzo. Arroge, che una cinquantina di Garibaldiani 
non erano usciti dal territorio, e tenutisi nascosti nel tempo 
del soggiorno delle IL e RR. Schiere, or ricomparivano, e non 



— 21 — 

poteano colla loro inattesa presenza che comprometter la Re- 
pubblica, e tirarle infallantemente addosso i reclami del finit- 
timo Governo. Per lo che, in prevenzione, ordinavasi con un 
Bando ai rimasti Garibaldiani di sloggiare entro tre giorni dal 
suolo Sammarinese , e ai possessori dei loro cavalli e delle 
loro armi, di denunziare gli uni e le altre al Governo entro 
il suaccennato termine. 

L' effetto del Bando in quistione non corrispose nulamen- 
te all' espetlativa , inquantochè i più dei cavalli erano stati 
acquistati da esteri e altrove condotti, e il resto trafugossi nei 
monti vicini in conseguenza della sua pubblicazione; e in- 
quantochè quasi niuno palesossi detentore delle armi richie- 
ste , e molte passaron la frontiera, non ostante la legge mar- 
ziale al di là vigente. I Garibaldiani dal canto loro fecer sen- 
tire al Governo che non volevano esporsi al caso di essere ar- 
restati e scortati come i loro Commilitoni, che apavano andare 
a Genova o fuori d' Italia e non in patria , e che sarebbero 
partiti quando si garantisse loro un libero imbarco nel Me- 
diterraneo. Potevasi costringerli all' immediata obbedienza, ma 
si volle anzitutto esaurire ogni via di conciliazione, e tentare 
un accordo coir I. e R. Governo Toscano pel transito di co- 
destoro sino a Livorno. 

A tal fine venne spedito in Toscana il Segretario Bonel- 
li , non trascurandosi d' invocare contemporaneamente la me- 
diazione del benemerito Cittadino Sammarinese Commendato- 
re Primo Ronchiveechi , Delegato straordinario in Livorno. Il 
quale, accettò volontieri l'offertogli mezzo di prestare un nuo- 
vo servigio alla Repubblica , e adoperossi alquanto pel conse- 
guimento dell'intento, sia col Superior Governo, sia col Ge- 
nerale D' Aspre a motivo dello Stato d' assedio, sia con i Con- 
soli a motivo dell' imbarco. Accompagnò eziandio con lettera 
il Consigliere Bonelli presso Sua Eccellenza il Ministro del- 
l' Interno, e Questi nella conferenza avuta col nostro Invita- 
to li 14 Agosto , conosciuti i nomi dei rifugiati , annuì alla 
domanda di transito, purché eglino non difettassero del dena- 
ro occorrente pel viaggio e per prendere il mare , e si rasse- 
gnassero alle Autorità di Polizia lunghesso il tragitto. 



— 22 — 

Ecco con quanta magnanimità il Toscano Governo consenti- 
va di trattare i residui di quelle Bande, che erano entrate nel 
precedente mese armata-mano e senza bandiera nel Granducato 
ricomposto a quiete;cheavevano cercalo con proclami incendiarli, 
con emissarii e colFopra di agitarlo, di sollevarlo contro il re- 
staurato Governo, di eccitare politiche vendette, e di far dei nuovi 
disgraziati; — di quelle Bande, che avevano arrestato e seco 
tratti a forza dei pacifici Religiosi, dei rispettabili Ecclesiastici, 
e un degno Funzionario Governativo; che avevano allarmato 
le tranquille popolazioni dei Paesi, sparso il terrore nelle cam- 
pagne , taglieggiato le Comunilà e i cittadini, e assediata 
Arezzo , che ( animala e diretta dall' egregio ed energico suo 
Prefetto ) non aveva voluto sobbarcarsi alle certe conseguen- 
ze funeste del loro ingresso entro la sua cinta ; — di quelle Ban- 
de in ultimo , che eran fuggite nelle montagne soltanto al- 
l' appressarsi degli Imperiali , ed avevan finito col turbare 
grandemente il riposo della Titanica Repubblica (*). 

Ciò che Bonelli aveva ottenuto dalla Toscana era assai , 
ma non bastava ; perchè i rifugiali, innanzi di toccare il To- 
scano confine, doveano traversare un breve tratto dello Stato 
Pontifìcio dalla parte di Carpegna , e faceva duopo ottenerne 
il permesso. Né il permesso veniva niegato dal Pontificio Go- 
verno , in seguito di una lettera scritta li 31 Agosto dalla Reg- 
genza a Monsignor Milesi Delegato di Urbino e Pesaro, e del- 
la comunicazione del dispaccio Toscano , contenente la gene- 
rosa annuenza. Bensì , molti di coloro , astretti dalla defi- 
cenza di pecunia , avevano abbandonalo nel corso delle trat- 
tative la Repubblica, profittando in ispecie dell'Amnistia Lom- 
barda ; dimanierachè esiguo era il numero dei presenti al ter- 
mine delle negoziazioni , e questi abbandonarono nei primi 
di Settembre , ricevendo tutti un Passaporto Sammarinese per 
Livorno , ove accoglievali il mare , e ricevendo ancora dalla 



( x ) Vcggansi in proposito V Ordine del giorno di Garibaldi aiTosca- 
ìii, emanato e stampato li 19 Luglio 1 84q, e i Numeri del Monitore Tosca- 
no dal dì 19 Luglio al 3 Agosto 1849 inclusive. 



— 23 — 

miserabil Repubblica i mezzi per effettuare il viaggio quelli 
tra essi, che indubitatamente ne mancavano. 

Rimaneva da regolare la pendenza delle armi della 
disciolta Banda , che il Commissario straordinario Monsi- 
gnor Redini e il Legato di Forlì, asserivano esistere in 
Repubblica, e reclamavano come proprietà Pontifìcia (22). Bi- 
sognò emanare un secondo Bando ( 18 Settembre ) per ingiun- 
gere a chi le possedeva di depositarle nella Caserma della 
Gendarmeria in Borgo nel lasso di tre giorni (23), e bisognò 
devenire a perquisizioni domiciliari, onde accertarsi ed accer- 
tare i reclamanti, che non esistevan punto i predicati ammas- 
si d'armi. Quelle poi che riuscì raccorre , tra per amore tra 
per forza, consegnaronsi li 29 Ottobre dal Tenente Pietro Ton- 
nini , incaricato dalla Reggenza, ad un Maresciallo dei Cara- 
binieri Pontificii , incaricato dal Papa! Governo , sul ponte di 
confine presso al Castello di Serravalle; e non restaron cosi 
alla Repubblica che delle Casse di munizioni, dei Tamburi, 
varie Padrone all' assassinesca per 19 spolette ciascuna, qual- 
che Giberne e alcuni Basti da muli, quale insufficentissimo com- 
penso dei 1500 scudi spesi nella circostanza , di cui è parola. 
Ma che è mai un sagrifizio pecuniario, di fronte al man- 1 
lenimento della autonomia? e cosa era pei Sammarinesi,come- 
chè poveri , P indicata somma , rlmpetto alla conservazione 
della preziosa eredità lasciata loro dai Dalmata Marino, dall'u- 
mile tagliator di pietre oltre quindici secoli indietro , dopo 
averla veduta cotanto pericolare ? E i Sammarinesi sentivano 
nel cuore 1' alta importanza del benefìzio largito loro dalla 
Provvidenza ad intercessione del Taumaturgo Protettore , e 
ne rendevano solenni azioni di grazie a Dio e al Santo Patro- 
no (Autore della Titanica libertà) nel Tempio, ove riposano be- 
nedette dalle genti le sue venerabili ossa. 

Per entro a quelle maestose mura, non erano i soli Sa- 
cerdoti che, facendosi interpreti del pubblico voto, dirigevano 
al Cielo le preci, era il popolo in massa venuto da ogni an- 
golo del picciolo Stato, era il popolo in massa che aveva di- 
sertato le camperie e le castella , e che inalzava spontanea, 
unisona , fragorosa e commovente una voce di ringraziamento 



: ~ 24 _.„ 

fino ai irono dell' Etorno; e ne avea ben d' onde, poiché il cor- 
so rischio era stato, più che grave, gravissimo, immenso. 

Forse non andrà a sangue ai Demagoghi siffatto concor- 
so di popolo che ringrazia il Cielo per la dissoluzione dei Ga- 
ribaldiani, né la condotta del Sammarinese Governo relativa- 
mente alle Bande in discorso; ma la verità è una, piaccia o 
non piaccia, ed io scrivo la storia, non il romanzo. Eglino a- 
vrebber torse voluto, nel lor cieco fanatismo, che la nostra 
Repubblica, perchè Repubblica, avesse acclamati, festeggiati 
gli avanzi dell' esercito Repubblicano-Romano, e avesse fat- 
to con questi causa comune contro Y Austriaco; poco impor- 
tando loro, se pel momentaneo trionfo della favorita massima 
della solidarietà Italiana, anzi universale, la Sammarinese Re- 
pubblica fosse stata Y indomani militarmente occupata dagli 
Imperiali, e quindi radiata dal novero degli Stati Sovrani. Des- 
sa invece, agendo con maturo consiglio, potè salvar sé ed al- 
trui, e con eccezione piuttosto unica che rara, lasciar paghe 
di sé ambo le parti. 

Chi vorrà niegare in buona fede, che a Garibaldi non re- 
stava più scampo posteriormente al combattimento della Tas- 
sona, e che egli, senza varcare la frontiera Repubblicana, sa- 
rebbe stato avviluppato dai numerosi, forti ed instancabili ne- 
mici, mentre il confessò egli stesso? Chi vorrà coscenziosamente 
non riconoscere, che s' ei dimorò incolume in Sammarino 
quasi una giornata, e se potè evadere e guadagnare il mare, 
ciò fu in grazia della Repubblica e all' ombra della Conven- 
zione, ottenutagli da lei a tutt' altro oggetto? E chi vorrà in- 
fine rinegar f evidenza sino al punto di non convenire , che 
se i seguaci di Garibaldi, abbandonati da lui sul bloccato Ti- 
tano, non ebber rotto il petto dalle palle Tedesche come il 
Bassi, e poterono all' inverso ripatriare, e se i rimanenti fu- 
rono autorizzati ad imbarcare ove e per dove vollero, il do- 
vettero principalmente alla Repubblica nostra? 

Sì: la medesima ( conforme rilevasi a chiare note dal mio 
Racconto ) non omise cure e spendii onde soddisfare il meglio 
possibile ai doveri dell'umanità e della neutralità, e il disco- 
noscerìe, il travisarle, sarebbe un far prova della più nera 



25 - 

Ingratitudine e della mala lede più marcata. La medesima d' 
altra banda gode a giusto dritto dell'interna soddisfazione di 
chi ivo oprò, né si cura del resto; ed ora che il turbine mi- 
naccioso è passalo senza arrecarle danno stabile e di entità 
può te a ragione compiacersi del senno dispiegato per allonta- 
narlo, e dee registrare con orgoglio né suoi annali il gran- 
de avvenimento. 

Grande apparirà infatti l'avvenimento stesso a qualunque 
consideri, che la malaugurata Repubblica Romana del 1849, 
rappresentala, dopo la espugnazione di Roma , da Garibaldi 
e dalle di lui Bande (24), si sciolse deGnilivamentc e cessò 
di esistere nella Repubblica di S. Marino! 



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(i) JJa lettera era chiusa colle seguenti significative parole « Speria- 
te mo che riceverete di buon grado queste comunicazioni, e che i 
a principj che voi professate vi faranno interessare per la conser- 
« vazione di questo antico asilo della pace e della libertà, impe- 
« dendovi ogni conflitto, che noi teniamo inevitabile, ove mandaste 
« ad effetto il vostro divisamente » 

(2) Il Monte Tassona è vicinissimo al confine Repubblicano, e situato 

quasi rimpetto alla Città di Sammarino ; tantoché da quivi vede- 
vansi perfettamente le racchette Austriache lanciate contro i grup- 
pi dei Garibaldiani, e fin le mosse dei soldati. — In quello scon- 
tro gli Imperiali uccisero varii uomini di Garibaldi, e presero ed 
inchiodarono V unico cannone (da /j.) montato sul respettivo carro, 
che egli soleva portare nelle marce a dorso di mulo. Essi il get- 
tarono giù per i dirupi , e in seguito il trassero al Vascone coi 
prigionieri fatti alla Tassona, due dei quali eran feriti. 

(3) Il Governo fu preso talmente alla sprovvista che, onde apparecchia- 

re le razioni, dovè ricorrere ai PP. Cappuccini, i quali prestaron- 
gli, insiememente alle Monache Clarisse, le lor provvisioni. I me- 
desimi poi ricercati dai Garibaldiani di pane, vino ec. procurarono 
sodisfare con evangelica carità a simili domande , mostrandosi in 
tutto degni dell' abito che portavano, degni figli del Serafico Fran* 
Cesco. 



— 30 — 

(4) Un Uffiziale ( che seppesi dopo essere il P. Bassi ) nel consegnare i 

feriti ai Cappuccini, raccomanda vali loro colle parole del Sacrosan- 
to Evangelo Quod uni ex minimi* meis fecistis, mihi fecìstis. 

(5) Mentre si diceva la Messa nella Chiesetta della Madonna del Borgo, 

vi entrarono due Utfìziali, Garibaldi cioè e il P. Bassi. Questi s' 
inginocchiò, e stette lunga pezza ad orare colle mani giunte. Neil* 
uscire dalla Chiesa , fu ravvisato da un Sammarinese che avevaló 
conosciuto altrove , e che narrogli con compiacenza di aver preso 
anch' ei le armi nella guerra dell' indipendenza Italiana, e con ram- 
marico di non aver mai potuto usarle contro il nemico. -. — Ebbene, 
esclamò il l\ Bassi, questa è la più bella occasione ; al che sog- 
giunse freddamente I' altro : é ornai tropro tardi! e il Bassi chi-, 
nò la testa e non rispose. 

(6) Vuoisi che Garibaldi dicesse nel "Convento dei Cappuccini (parlan- 

do de' suoi soldati, e lamentando la morie dei migliori a Roma e 
la diserzione di altri ) che di quelli rimastigli avrebbe dovuto far- 
ne fucilar parecchi, ma che ora mai non era più tempo di rigori. 
Vuoisi altresì che raccomandasse ai Sammarinesi di star vigilanti e 
di esercitare un attivo servizio di pattuglia, in ispecie nella notte, 
dovendo confessare che, se aveva seco dei galantuomini, aveva an- 
che molta canaglia, la quale in parte eraglisi affilata dietro per via, 
e di cui non aveva potuto sbarazzarsi perchè le circostanze ne lo 
avevano impedito. — È innegabile che si trovasse fra i Garibaldia- 
ni anche della buona gente e della gioventù di signoril condizione, 
trascinata unicamente dal politico entusiasmo in quella folle e sciau- 
rata impresa ; come è innegabile vi si trovasse della gente sfuggita 
ai Bagni ed alle Prigioni ove scontava, o scontar dovea, non poli- 
tiche pene, degli agitatori di mestiere, dei turbolenti d'inoorreggi- 
bil natura , il rifiuto di Paesi Italiani e Stranieri. Sotto Arezzo , 
a cagion d'esempio, arrestavasi mi Garibaldiano, il quale dichiara- 
va se essere un condannato a 18 anni di galera, ed avere impu- 
gnato le armi e seguito Garibaldi in Toscana sol per sottrarsi alla 
dura pena. A Sammarino poi, furonvi di quelli che gloriavansi con 
ributtante cinismo dei delitti commessi , e che tentarono di com- 
metterne dei nuovi, come vedrassi in appresso. — É con tali ele- 
menti prctendevasi rigenerare 1' Italia !..... 



— 51 — 

(?;) Un soldato di Garibaldi attaccò rissa con un altro , ed ebbe a dar 
iuouo ad un ferimento e forse ad un omicidio. Il suo Colonnello vo- 
leva farlo assolutamente fucilare per aver disturbato il buon ordine 
e la tranquillità della Repubblica ; e lo avrebbe probabilmente fat- 
to, se varii distinti Sammarinesi non avessero interceduto ed otte- 
nuto grazia per lui. 

(8) l Bersaglieri Austriaci fermarono il Tenente Braschi e gli tolsero il 

cavallo, pretendendo che fosse di quei di Garibaldi. Aveva un bel 
protestare in contrario il Braschi, ma coloro non gli davano ascol- 
to, e se non sopravveniva un Graduato , egli non avrebbe potuto 
recuperare il cavallo ed eseguire la missione. 

(9) Il Vascone è un podere dei Sigg. Filippi, ricchi possidenti di Mon- 

tegiardino, situato nella Parrocchia di Fiorentino, precisamente nel 
punto , dal quale col mezzo di una strada inferiore vassi da una 
parte nel Borgo di Sammarino, e col mezzo di una superiore vassi 
dall' altra nella Città dello stesso nome. — Appena il Consiglier 
Tenente M. Filippi seppe 1' arrivo dell' Arciduca nella sua casa co- 
lonica al Vascone, affrettossi a mandarvi del vino eccellente e del 
formaggio rinomato provenienti dai suoi possessi di Montegiardino 
e Faetano, non che caffè, cioccolata, posate d' argento, materasse ec, 
onde vi si stesse meno peggio, e vi andò in persona onde esibirgli 
tutto ciò. L' Arciduca gradì assai 1' offerta, sì perchè spontanea , e 
si perchè la era veramente preziosa in quel luogo. Volle però dor- 
mire disteso sur una coperta sotto i rami di un olmo , e avendo 
chiesti al Tenente Filippi degli uomini di fiducia da spedirsi come 
Espressi, questi gliene forni di tali, che sodisfecero pienamente 1* 
Altezza Sua. 
(io) Quando il Tenente Braschi, per ordine della Reggenza, comunicò a 
Garibaldi il foglio dell' Arciduca, trovollo in casa, spogliato della 
divisa e colla moglie assisa in terra sopra degli stracci. Letto il 
foglio, die in escadescenze, indossò 1' uniforme, e volò in mezzo ai 
suoi unitamente alla moglie, che fu veduta dare anch' essa delle di- 
sposizioni guerresche. Narrasi che Garibaldi in questa circostanza (tro- 
vando parecchi soldati in preda al sonno o intenti a cibarsi ) ì\ 
rampognasse acremente con dir loro ad alta voce, che l'Italiano è 
iin bravo soldato, ma che vuol mangiare quattro ore e dormirne se* 



— 32 — 

dici, mentre quella Colonna Austriaca doveva esser vinta dallo tue 
Truppe. — Pielata refero. 

(il) Ignorasi da che traesse origine il falso allarme in discorso, ma 
è opinione che ne fosscr causa le disposizioni difensive prese da 
Garibaldi , quando intese che 1' Arciduca esigeva la resa a discre- 
zione. I colpi di Incile poi sembra che venissero dai Posti avan- 
zati Garibaldiaui, e fosser diretti dall' alto del monte verso l'Avam- 
posto Austriaco presso S. Gianni e verso 1' altro situato sulla stra- 
da dalla Città a Fiorentino. Opinasi anche , e forse con maggior 
ragione , che essendo vicinissimi gli uni agli altri i Posti avanzati 
degli Imperiali e dei Garibaldiani , ed essendo questi stes ; i a ter- 
ra , quelli non vedendoli più s' inoltrassero alcun poco , e i Ga- 
ribaldiani tirasse* lor contro , senza offenderli. 

(12) Credesi che De Hahne , poco prima dell' arrivo del Segretario Bo- 
nella , ricevesse un Ambasciata officiosa in nome della Repubblica, 
e rispondesse all' interpolazione intorno a ciò che avrebbe fatto , 
verificandosi il temuto caso dell' ingresso di Garibaldi nel libero 
territorio , che Garibaldi probabilissimamente a quell' ora vi si tro- 
vava già ; ma che egli ( De Hahne ) non avrebbe dato mano alle 
ostilità nel territorio medesimo , se non dietro provocazione. 

(r3) La Reggenza era stata precedentemente notiziata dell'arrivo del- 
l' Uffizialc Austriaco , e a scanso d' inconvenienti aveane porto avr 
viso a Garibaldi., e ricevuta da lui una risposta atta a far rite- 
nere, che alla Banda non sarebbe giunta punto nuova la comparsa 
delle uniformi bianche , e che ella avrebbe rispettato con iscrupo- 
lo chi le portava. Come dunque allarmossi al vederle ? Ma quel 
che è peggio : come un uffiziale Garibaldiano si permise contro il 
diritto delle genti, e contro gli usi di guerra e le leggi della ci-: 
viltà , di dirigere all' Uffiziale Austriaco delle parole in tedesco 
che suonavano villanie , improperie ? — Fortuna che la cosa non 
ebbe seguito , e che 1' insultato contentossi di punir nobilmente 
F insultatore col non degnarlo , ne di un guardo , né di un detto. 

(i4) 11 Tenente De Fidler voleva che nella Convenzione le parole col- 
V obbligo di trasferirsi in America non venisser sostituite a quel- 
le come esiliato per sempre in America , da lui proposte. Ma la 
R-e^esiza insisto tanto che ottenne la modificazione dell' articolo, , 



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onde la Convenzione fosse più accettabile da Garibaldi, e ne ur- 
tasse meno la suscettibilità. 

(i5) Non è gratuita la mia asserzione, ma basata sui fatti. Consta che 
varii tentativi di assassinio, per parte dei soldati contro gli uffizia- 
li all'oggetto di derubarli, ebber luogo nella notte de* 3i Luglio 
al i Agosto. Uno dei tentativi medesimi, quello di cui meglio co- 
nosconsi i dettagli , avvenne in Città , nei fondi del non finito 
Palazzo Valloni. — L' Ajutante di Campo di Garibaldi T. aveya 
per domestico un uomo che doveagli infinite obbligazioni. Desso 
gli si presenta nel summemorato giorno , e gli dice che intende 
profittare dello svincolamento accordato dal Generale e partire ; 
e T Ajutante gli dona quattro scudi per il viaggio. La sera stessa 
rUffiziale, spossato dalla fatica , erasi addormentato presso al ca- 
vallo nella stalla Valloni, corrispondente sui deserti spalti. Lo scel- 
lerato domestico aveva già brandito il pugnale e stava per vibrar- 
lo al cuore del dormente , quando casualmente un soldato della 
Repubblica , passando per di là , entra nella stalla, e arresta col- 
la sua improvvisa appai izione il lerro dell' assassino , che dassi a 
precipitosa fuga. L' Ajutante risvegliasi al romore dei di lui passi, 
e si accorge che erasi cercato invano di torgli da dòsso una cin- 
tura , ove soltanto il domestico sapeva tener ei una somma in oro; 
e visitata la valige , trova sottrattine i sessanta Napoleoni d' argen- 
to che conteneva. — Pare adunque che Y iniquo domestico , tor- 
mentato dalla sete del denaro e abituato al delitto , rubasse pri- 
ma i Napoleoni della valige , indi cercasse slacciare al padrone la 
ricca cintura , e non essendovi riuscito , si decidesse a torgliela in 
un colla vita. L' ajutante poteva perseguitare quel mostro di cru- 
deltà e d'ingratitudine, e forse procurarne V arresto e la meritata 
punizione , ma generosamente preferi lasciarlo in preda al rimorso 
del perpetrato furto e del t e ntato assassinio a danno del suo 
benefattore. 

(16) Tra le bestemmie e le imprecazioni , emananti da quel vero pan- 
demonio, taluni accusavano altamente Garibaldi di tradimento per 
averli abbandonati in mezzo agli inimici , ed aver pensato unica- 
mente alla salvezza di sé e di pochi prediletti. Eglino dicevano 
che comuni erano stati sinallora i perigli , e comuni dovevan es- 



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Ujaar le vicende o tristi o liete fino all' ultimo , mentre (aggiunge- 
vano) Garibaldi, solamente onde celare la propria fuga erasi ser- 
vito di loro, senza averne nemmeno assicurata in qualche : guisa 
la sorte. — Evidentemente la loro situazione era disperata , dacché 
oltre i 2 5oo uomini dell' Arciduca Ernesto a Fiorentino , il Ge- 
neral-Maggiore Stadion ne capitanava 45oo a Monte-Maggio, 2000 
stavano a Monte-Scudalo, e il General De Hahne ( postandosi a 
Verrucchio con 3 000 dopo 1' evasione di Garibaldi ) veniva a 
chiudere quell' unico varco per uscire dalla Repubblica. 1 Garibal- 
diani erano pertanto dentro un angusta cerchia di bajonette, e se 
gli Austriaci avesser rispettato meno la Repubblica , od eglino li 
avesser chiamati con una pazza e criminosa resistenza , sarebbero 
stati tutti inevitabilmente tagliati a pezzi. 

(17) Fuvvi un tale (C.) che esercitava influenza nelle esagitate Turbe, il 
quale invece di calmare quegli energumeni, non vergognossi di pre- 
dicare ai soldati il calpestamento dei più sacri doveri, eccitandoli 
ad entrare ad ogni costo in Città e a sostenervisi o seppellirvisij lo 
che equivaleva a sagriftcare senza alcun prò il luogo ospitale ! — 
Bella riconoscenza ! bella morale ! edificante, incoraggiante davvero 
per i casi congeneri. 

(.18) Mentre aveva luogo il disarmo, l'I. Tenente Griessmaies (preceduto 
da un Trombetta e sventolando una banderuola bianca) giungeva a 
Sammarino, e consegnava al Reggente Belzoppi una lettera dell' Ar- 
ciduca. In essa pregavasi la Reggenza a voler considerare come non 
valida la Convenzione stipulata, a cagione ( cred' io ) della saputa 
fuga di Garibaldi,- la quale, indipendentemente dalla ratifica, ren- 
deva al tutto invalida la Convenzione medesima. — E qui vuò no- 
tare che dietro il disarmo , un individuo vestito da borghese pre- 
sentavasi all' esemplare Guardiano dei Cappuccini, e ( annunziandosi 
per Sacerdote Cappellano della disciolta Banda ) dicevagli tenere 
dei venerati oggetti di Religione, di cui non poteva più far uso, e 
di cui faceva perciò dono alla Chiesa dei Cappuccini di S. Marino. 
Erano due Vasetti contenenti 1' Olio Santo ( uno dei quali di ar- 
gento dorato ) che gelosamente conservami nella Chiesa stessa a pe- 
renne memoria della causa di tal dono, cioè dello scioglimento del- 
le paventate Bande. 



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(io) Per comperare a carissimo prezzo dei cattivi abiti da Paesano, i 
Garibaldiani venderono armi e cavalli per poco più di niente. E 
vero che molti dei compratori senza coscienza, eran forastieri, ve- 
nuti colà nella speranza di guadagnare assai a carico dei fuggenti, 
ma è altresì vero che qualche Sammarinese pure non sentì ribrezzo 
di addarsi ad illeciti lucri in quella circostanza, e di profittarne i- 
numanamente a danno di quei tapini. Fui assicurato che qualche ul- 
tra-democratico si distinguesse nello strangolare i fratelli democra- 
tici Garibaldiani ! — Evviva la fraternità rossa ! — Mi fu rac- 
contato ancora , che un campagnuolo pagò un cavallo con monete 
false, e che fu fatto subito arrestare dall' ottima Reggenza, e tra- 
durre nelle carceri della Bócca. — Duolmi dover registrare queste 
brutte azioni di alcuni miei concittadini , ma non possono adope- 
rarsi due pesi e due misure, e convien essere imparziali con tutti. 
D' altro lato, il Paradiso è in Cielo non in terra , ove abitan gli 
uomini non gli angeli, e dove non v'ha paese, per buono che sia, 
il quale non contenga delle cattive eccezioni. Peraltro son elleno ra- 
rissime a Sammarino, e la sozza venalità di pochi individui senza 
cuore, nulla toglie alla estimazione a cui han diritto,, pei fatti an- 
tichi e recenti, il Titano e ia generalità de' suoi virtuosi abitatori. 

(20) Il reclamo principiava così : « Ci giunge a notizia che le Truppe 
« sotto gli ordini dell' A. V. I. e R. entrando nel nostro Borgo, 
« siano venute ad atti che potrebbero farci credere con molto no- 
« stro dispiacere non proseguire 1' A. V. in quella buona intelli- 
« genza nelle sue relazioni con questa Repubblica, che ci promet- 
« tevamo pensando all'antica affezione dell' I. e R. Governo Austria- 
« co verso la medesima e al costante rispetto da lui usato verso 
« i legittimi nostri diritti, ed alla condotta da noi tenuta sempre 
« ed anche nei fatti or ora avvenuti ec. » — Ad onore della ve- 
rità deesi annunziare che risultarono poscia arbitrarli , e indi- 
pendenti dalla volontà di qualsiasi Comandante, i lamentati atti. 

(21) Ecco il gentile invito, diretto dalla Reggenza al Generale Arciduca 
Ernesto : « Il nostro Tenente Sig. Gio. Batì. Braschi nella vostra 
« vicinanza presso alla nostra Città, è autorizzato a dichiararvi con 
« quanta sodisfazione la nostra Repubblica si vegga onorata dalla 
« presenza di un Principe Arciduca d' Austria , la quale seppe in 



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« ogni tempo esserci benevola e proteggere la nostra legittimità, e 
« ad esternarvi i sentimenti della nostra particolare osservanza pei 
« sommi meriti che vi distinguono e come Principe e come Gene- 
« rale, e ad offrirvi alloggio nella nostra Città, ove la vostra im- 
« mensa bontà saprebbe farvi aggradire quella qualunque ospitalità 
« che vi offriamo. » — Quando V Arciduca ricevè simil lettera , 
aveva già accettato l'invito dei Sigg. Filippi di passar la notte nel- 
la loro casa di Montegiardino in compagnia dello Stato-Maggiore, 
ma T invito officiale della Reggenza gli impedì di attenere la pro- 
messa. Innanzi di partire dal Vascone, ringraziò cordialmente il Ten. 
Filippi, e gli disse che la Truppa arreca sempre qualche danno lad- 
dove si accampa, che egli non era in grado di valutare al momen- 
to quelli arrecati dalla sua, e che desiderava perciò ne fosse fatta 
da Periti una relazione esatta, fosse la medesima rivestita della fir- 
ma dei Reggenti e quindi spedita al Superior Comando Austriaco, 
da cui sarebbe venuta immancabilmente la debita indennità. E così 
fu. — Durante la permanenza al Vascone, il Principe aveva visi- 
tato alcune posizioni ( e in ispecie il Castellacela sopra Fiorenti- 
no ) all' oggetto di piantarvi le artiglierie che venivano da Bologna 
e da Ancona, nel caso che i Garibaldiani avesser preteso operare 
una resistenza in Sammarino. Vedete un pò che bel guadagno ne 
avrebbe ricavato la sventurata Città ! — Secondo la opinione espres- 
sa dall' Arciduca anche col Sig. Filippi, la città stessa avrebbe do- 
vuto e potuto respinger Garibaldi, bastando a ciò cento uomini sul- 
le mura. Ma Ei non sapeva allora che la Città è piccolissima e spo- 
polata, perchè il Borgo, e non essa, è centro del commercio Sam- 
marinese ; e che i cento Militi non vi erano, perchè la Repubblica 
non ha Truppa assoldata ed accasermata , tranne la Brigata di Gen- 
darmeria, perchè i Militi sono sparsi qua e là e abbisogna del tempo 
a riunirli, mentre inopinata era stata la comparsa dei Garibaldiani 
sotto le mura, e perchè la Milizia ( per cagioni che non è or luo- 
go mentovare ) era quasi in dissoluzione, ed esisteva, almen nella 
Città e nel Borgo , piuttosto di nome che in realtà. ^Tanto è ciò 
vero, che la ristretta Guardia della Reggenza dovè prestarsi al ser- 
vizio di Piazza ; che, nonostante le cure dello zelante Ajutante-Mag. 
giore Filippo Belluzzi ( ora Comandante-Generale ) hru pnebi no- 



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«omini poteronsi raggranellare nella giornata ; e che adesso pensasi 
seriamente al riordinamento delle Milizie, per le quali è della mag- 
gior necessità ed urgentissima sotto ogni aspetto 1' adozione di un 
provvedimento radicale. — Io il proposi e il Comandante accettoll» - 
speriamo che non vada in fumo. 
(22) La venuta delle Bande Garibaldiane a Sammarino, aveva richiamata 
1' attenzione del Governo Pontificio sulla finallora dimenticata Ile- 
pubblica, suscitatine contro di lei i sospetti, e aumentatene le e- 
sigenze politiche in nome della propria sicurezza. Fu giuocoforza 
concedere qualche cosa ai timori Pontifìcii e alla natura dei tempi 
correnti, singolarmente attesa la disgraziata posizione topografica del- 
la Repubblica nostra, interchiusa dai Papali dominii. Il dì 8 Set- 
tembre inviossi a tale effetto a Bologna il prelodato Consiglier Dott. 
Filippo Belluzzi munito delle opportune istruzioni, e 1* accordo sti- 
pulossi da lui con Monsignor Bedini nel miglior modo possibile, e 
venne quindi sanzionato dal Sammarinese General Consiglio Princi- 
pe. — Tncaricossi eziandio il Consiglier Belluzzi di rimettere nelle 
mani di S. E. Paolucci Legato di Forlì i Buoni lasciati dagli Im- 
periali, affinchè si degnasse^accompagnarli alPI.e R. Comando perla op- 
portuna liquidazione : e la liquidazione a suo tempo intervenne. 

(23) Il Bando incominciava e finiva come appresso : « Gravissime ed 
« imponenti ragioni di Stato» alle quali è raccomandata V incolu • 
« mità della Repubblica , hanno determinato il General Consiglio 
« Principe nella sua seduta de' 1 6 corrente ad ordin ire ec. ec 

« sotto la comminazione di quelle pene stesse che sono applica 
« te dalle nostre Leggi ai ritenitori di armi proibite , riser 
« bandosi il Governo di procedere anche per inquisizione e alle 
« visite domiciliari, ove rimanesse inefficace questa nuova in- 
« timazione ». 

(24) Che Garibaldi intendesse rappresentar sempre la Repubblica Ro- 
mana, lo prova la di lui lettera de' 3 1 Luglio alla Reggenza , in 
capo alla quale leggonsi le parole Repubblica Romana — Comandi 
della prima Legione Italiana. Neil* antecedente Lettera poi ( in 
cui scriveva alla Reggenza: « Credo che vi compiacerete di termi- 
« nare le negoziazioni con tutta brevità ed informarmi del risul- 
te tato. » ) vedesi un sigillo , avente nel mezzo le parole Comandi 



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della prima Divisione, e attorno la cognita leggenda Dio e il Po- 
polo. — L' Inno militare Sammarinese , edito nel 1 844 > princi- 
pia colla strofa 

« Salve o Rupe , de* monti regina , 

« Ove V aquila antica di Roma 

« Da vii laccio sdegnando esser doma 

« Le grand' ali raccolse e posò. 

Chi avrebbe mai presagito nel 1 844 a * su0 Chiarissimo autore 
M. Guidi che la imagine poetica , relativa al posarsi dell' emble- 
ma della vetusta Repubblica di Roma a Sammarino , sarebbe do- 
ventata nel 1849 nn fatto relativamente all'aquila rediviva, sim- 
bolo della novella Repubblica Romana ? 

Fata manent aita mente reposta. 




ALCUNE ALTRE PUBBLICAZIONI 

DELL'AUTORE DEL PRESENTE RACCONTO. 



GUIDA per la Città di Arezzo — (Arezzo. Tipografìa Bel lotti 
1838.) 

OSSERVAZIONI sulla Milizia — (Lucca. Tipografia Giusti 
1859.) 

QUADRO Storico-Statistico della Repubblica di S. Marino — 
(Firenze. Tipografia Fabris 1842.) 

STATISTICA Militare degli Stati Sardi ~ (Arezzo. Tipografia 
Bellottì 1847.) 

PROGETTO di riorganizzazione permanente dell' Armata T@- 
scana — (Firenze. Tipografia Galileiana 1848.)